"L'incontro tra le opere di Celiberti e le poesie di Victoria Dragone nasce all'insegna della contaminazione: contaminazione tra poesia e arte, pittura e scultura, luoghi e culture lontane. Su sé stessa Victoria Dragone dice avere chiuso il cerchio: nata in Romania da padre italiano si è trasferita da 15 anni in Italia dopo aver vissuto a lungo nell'America del Sud. Vive a Tarcento, terra di poeti e artisti, dove soggiornò Aganoor, la poetessa che unì la cultura slava a quella mediterranea. Nei numerosi libri di poesie edite da Campanotto con cadenza annuale, Victoria scrive di sé sono venuta così come una rondine che si è fatta il nido sotto il tuo tetto... ogni tanto volo lontano, paragonan-dosi a un barbagianni nel cui lucido occhio c'è l'anno passato e nel suo grido l'anno futuro,. La sua cadenza di voce attrae con una cadenza fami-liare ed estranea al contempo, nel suo eloquio, nel modo elegante di porsi c'è l'eco della maga Circe, un tocco di quel Surrealismo di segno metafisico che si ritrova in Gabriel Marquez e Isabell Allende e che traspare anche in alcuni scritti brevi di Intrecci, edito nel 2006. La vita è dunque come una mela "rotonda rossa sensuale" morsa da un serpente "con gli occhi verdi e neri.. rivestito di squame lucide... con il-fuoco della passione nelle sue pupille". La poesia scaturisce da una corrispondenza di sentimenti e di emozioni, come scrive nella sua presentazione Licio Damiani. Victoria scrive: "dai sentimenti non si scappa, sono il sangue della nostra anima, il suo nutrimento...la nostra energia... il sostegno interiore", una trappola, soggiunge con ironia. Poesie e scritti sono percorsi interiori ispirati alla natura, ma, in contrasto con la solare cordialità della persona, Victoria si ispira a una natura autun-nale e invernale, che forse rivela la sorgente oscura e meditativa del suo poetare. I soggetti sono "montagne sferzate dal gelo... alberi nudi percossi dal vento...creste dentellate cariche di neve che si tagliano con linee a zig zag nel cielo", come nelle xilografie di Micossi. Il suo paesaggio fatto di nuvole e nebbia è un paesaggio naturale e psicologico al contempo dominato dalla pioggia, senza molti confronti con la poesia italiana. La pioggia diventa fruscio, oppure gocce inces-santi di piopggia ostinata, "gocce che perforano lo specchio delle pozzan-ghere con cerchi rotondi... occhi che guardano il mondo quando non li vede nessuno". Quella di Victoria non è una natura idillica, ma post modern, metropoli-tanna, inquietante come un film di Kubrick o i paesaggi al neon descritti da Damiani lungo le strade dei centri commerciali. La luce è quella fredda della luna vista all'alba o al tramonto e talora diventa la luce intermittente dei fari accesi su una sporca stradina riflessi "dall'asfalto viscido su cui le auto corrono veloci come impazzite alzando arcate di acqua fangosa". Un altro tema frequentato dalla poetessa è quello dell'arte; come scrive Damiani, Victoria Dragone si ispira ai quadri per "tradurre - o più esattamente dilatare - l'arcano e sfug-gente incantamento dell'opera visiva in opera letteraria". Nella sua poesia il colore trasmette stati d'anima: "Ti dipingo con i colori della giornata...nel gioco dei colori 'amore ha sempre sfumature rosse o arancioni". Con le parole imita anche il lavoro dello scultore: "Ti ho creato, scolpito in un blocco intero con l'en-tusiasmo delle mie emozioni". Di qui il passo è stato breve. Nel 2006 Dragone ha pubblicato il libro di prose L'anima del dipinto, in cui descrive incontri con gli artisti, quelli con cui meglio si sintonizza per esprimere risonanze interiori. Osservare un quadro è dunque "l'incontro con il suo creatore, anche sconosciuto, è l'intreccio con le sue esperienze, nate da sogni incom-piuti...le tue esperienze immerse nelle sue, si chiariscono come i ricordi, come un volto i cui tratti si defini-scono col passare del tempo". Questa empatia porta a conoscere sé stesso attraverso l'altro, induce a comunicare la propria umanità fatto che, secondo Decio Gioseffi, è l'essenza dell'arte. Tra i tanti artisti Victoria si incontra con Angela Micheli, Claudio Feru-glio, Gianni Borta, Dora Bassi, infine l'incontro con Celiberti e nel 2008 ne nascono 41 liriche di memorie. Ancora una contaminazione tra poesia e arte in cui come scrive Damiani 4a memoria è la salvezza dal nulla...in cui la radice spezzata della parola lampeggia sulle catastrofi, le rovine e il caos".

 

Gabriella Bucco - "Amici dei Musei", bollettino dell'associazione udinese amici dei musei e dell'arte, sett-dic 2008