"Victoria Dragone: l'empatia che crea

 

[…] Le sue opere sono il frutto di riflessioni personali ed introspezioni su temi quali la vita, la morte, l'amore, la natura e l'arte. Una peculiarità della scrittrice è proprio questa: l'afflato lirico verso la dimensione artistica, verso la dimensione estetica, verso la dimensione della percezione di sé, dell'altro e del mondo.

Victoria è gradualmente diventata il fulcro di un nutrito circolo di poeti, pittori, scultori, fotografi, incisori che l'hanno eletta toro portavoce ed interprete. Dico interprete perché la fine psicologia di questa donna incredibile le ha permesso di creare un rapporto molto speciale con gli artisti; questa attitudine le ha sempre consentito di leggere agevolmente il più intimo pensiero e la più intima motivazione di ognuno di essi nel riflesso dei loro atti creativi. [...]

Victoria Dragone ha una personalità molto intrigante: Scifoni l'ha definita "una meteora". Concordo con lui: basta un'apparizione fugace, un gioco di sguardi, uno scambio veloce di battute argute e Victoria ha già lasciato il segno. Dotata di grande gusto estetico e di una profonda capacità di sondare l'animo umano, la scrittrice riesce proprio per queste sue qualità ad instaurare relazioni autentiche ed immediate: il rapporto con l'altro è sempre fonte di emozioni e di riflessioni. Questi stimoli divengono per l'artista, sia esso scrittore, pittore, scultore, poeta, la scintilla per mille creazioni. Ecco quindi che la capacità empatica e mimetica di incontro con l'alterità diventa il talento e io strumento attraverso cui l'individuo si sublima. […]

Victoria è piena espressione della complementarietà delle arti: attraverso la sua prosa corta o, ancora meglio, attraverso la poesia, riesce a svelare il cuore dell'opera d'arte. Banalmente potremmo definire ekfrasìs i suoi componimenti: sottolineo banalmente perché la Dragone non si limita ad utilizzare questo artificio retorico commentando le immagini attraverso alle parole, va ben oltre. Arriva non solo all’”anima del dipinto”, ma addirittura all'anima del pittore.

Quando ho iniziato con lei una conversazione sul tema della sincerità o dell'artifìciosità nell'arte, Victoria ha espresso chiaramente questo concetto: nei momento della creazione, l’attore sociale sveste ogni tipo di maschera e riversa la propria intimità, le proprie debolezze, i desideri, le esperienze, le aspettative nell'opera. […]

Esplorare la complessità dell'animo umano, avvicinarsi a tal punto al fuoco divino che arde in ogni essere vivente e cantarne l’esperienza awalendosi di tocchi della propria immaginazione è straordinario. E Victoria Dragone è una donna straordinaria.

Le nostre tranquille e lunghe chiacchierate sono spesso intervallate da attimi intensi di silenzio. Guardo Victoria e sento la profondità del suo sguardo arrivare direttamente al cuore. Non ci sono maschere, non esistono finzioni davanti alla Dragone; ci si sente nudi e bambini, pervasi da un'ambivalente sensazione di estrema curiosità e di palpabile fragilità. Quando poi Victoria inizia a parlare, le sue parole diventano atti psicomagici di interpretazione e trasformazione del soggetto cui si rivolge. […]

La poetessa esprime perciò un messaggio di amore universale, un amore che nasce spontaneamente dalla condivisione del proprio vissuto con l'altro. Il dono empatico viene quindi trasmesso anche al lettore, che si sente interiormente toccato e esperisce una nuova coscienza del proprio posto nelvuniverso. La potenza di queste pulsioni riscoperte può essere veicolata unicamente tramite un linguaggio che trascenda la semplice dimensione umana, cioè quello immaginario/creativo dell’arte."

 

Desirée Pangerc - "Victoria Dragone: l'emapatia che crea" - atti del convegno di studi "Trieste e l'Europa: verso il superamento delle discriminazioni e dell'emarginazione" - Heliopolis - 15 novembre 2007