"Senti / come sussurrano / le foglie / scosse dal vento / suonano come campi di seta / sono campanelli d'argento / e prego il vento di toccare / ancora l'arpa / un solo momento." Così Victoria Dragone - splendida sintesi latina tra origine italiana e nascita romena - nella sua più recente raccolta di liriche Complicità sembra evocare la necessità di prolungare la risonanza interiore prodotta in lei dall'incontro con una serie di artisti, capaci di suggerirle un'ampia mole di stimoli all'approfondimento e alla riflessione. Ne esce un mosaico di presenze, molto diverse per caratteri umani e livelli espressivi, che stimola l'osservatore meno attento a un supplemento d'attenzione su dipinti e sculture di autori, operanti nella parte nord-orientale d'Italia, vecchia periferia con la vocazione di farsi centro della nuova Europa, quella che arriva fino a ridosso della Romania. Da qui proviene l'autrice di questo viaggio attraverso il pensiero di numerosi pittori e scultori. Il suo pregio risiede soprattutto nel fatto che riesce ad armonizzare in un lavoro unitario, compattato da un solo indubbio affiato poetico, individualità tanto differenti per formazione culturale, peculiarità ispirativa e qualità espressiva.

La capacità di sintonizzarsi sulle lunghezze d'onda, compatibili con le espressioni più varie dell'arte, sta in un animo sensibile, proteso a recepire segnali da tradurre in elaborazioni personali e incline a oltrepassare il diaframma superficiale dell'opera per scendere nelle sue profondità significanti. È esattamente quanto fa Victoria Dragone, donna dalla cultura ampia e dilatata in una raggiera di interessi, che inglobano le espressioni più autentiche del sentire. Poetessa per vocazione, viaggia su orbite che divaricano fortissimamente dalla banalità del dire e dalla consuetudine della ripetizione; in una semplicità ricca di sfumature e stratificata nelle sue conoscenze, fa un lavoro di scandaglio che, oltre alle specificità artistiche dei singoli, mobilita aspetti umani, risvolti psicologici e scatti umorali, quegli stessi che Victoria "legge" nell'opera degli artisti.

La sollecitazione a percorrere in parte gli itinerari abituali degli artisti ha indotto Victoria Dragone a focalizzare il suo sguardo su un numero di pittori e scultori che, con contributi differenziati, costituiscono l'ossatura del panorama dell'arte regionale del Friuli Venezia Giulia e del Veneto. Nell'analisi delle singole personalità, la scrittrice italo-romena ha rintracciato una o più linee portanti di ognuno dei partecipanti all'evento e lo ha sviscerato con l'occhio analitico che mantiene intatto in sé il gusto della poesia. Anzi, entra con la sua sensibilità dentro la pittura di ognuno e mette a nudo l'essenza di un'ispirazione, che interpreta alla luce di un'acutezza d'analisi, fatta di rigore e di levità. Consapevolmente, non offre soluzioni definitive, ma apre squarci interpretativi di sicura suggestione nel magma di emozioni, nate in lei dalla visione di opere che ritiene, a vario titolo, rappresentative dei singoli autori.

Instillando nell'approccio con gli artisti una sorta di complicità, ne esalta i tratti fisionomici così come si evincono dalla considerazione della loro tipicità espressiva.

La prosa fluisce come acqua di sorgente da un'unica grande fonte (la passione dell'autrice per la scrittura, la sua consuetudine con la poesia, la lucidità critica di un occhio che guarda con il sostegno dell'anima che lo riscalda) e si dirama in rivoli narrativi, piccoli affreschi di una sensibilità ravvivata dall'incontro con realizzazioni pittoriche e plastiche. E a dimostrazione che è l'arte, quella vera, a innescare il meccanismo di "sin-patia" (nel senso etimologico di: provare sensazioni insieme), Victoria Dragone spazia con disinvoltura da un genere a un altro cercando quel segnale che in ognuno degli artisti risulta essere una chiave per entrare nel mondo spirituale degli stessi."

 

Enzo Santese - introduzione "L'Anima del Dipinto" - 2006