"L'espressione duttile, con una scrittura sgargiante e severa, ricca ed essenziale, diretta e traslata, è un ottimo viatico per un itinerario di conoscenza nelle pieghe caratteriali e artistiche di autori che esibiscono una serie cospicua di differenze, marcate, in opere che spesso richiedono repliche esplorative e ulteriori puntualizzazioni per essere pienamente inquadrate nella loro realtà costitutiva; Victoria Dragone lo fa con naturalezza, sospinta da un pungolo culturale di molteplici proiezioni critiche. La sua capacità immaginifica si fa veicolo di trasmissione per indizi interpretativi offerti all'osservatore; l'opera d'arte, letta e considerata dall'autrice, diventa polo d'attrazione intellettuale per chi, pur non avendo visto quel dipinto o scultura, ha la possibilità di prefigurare nella mente un percorso critico di approccio alla fisicità della stessa. Questo è uno dei pregi della prosa di Victoria Dragone, impegnata non solo nell'esegesi ma quasi a protendere i segnali significanti di un'opera dentro un territorio "altro", in cui entrano di peso la sua qualità poetica, il suo sguardo analitico, la sua energia nella sintesi. Tl tutto in una prosa che vive su molteplici sollecitazioni, tanto da presentarsi in una dilatata variegazione tonale, tesa da un racconto barocco a un'annotazione immediata e perentoria. Si tratta di una registrazione del viaggio continuo nelle pieghe dell'arte, alla ricerca non solo delle immagini, ma delle personalità che le hanno prodotte, con il disegno di contorni in cui impegna una squisita capacità di scavo psicologico. Da questo punto il testo è tridimensionale, nel senso che riporta sulla pagina scritta con precisione chirurgica la larghezza dei contenuti, l'altezza dell'ingegno creatore, la profondità di un mondo privato in cui va a prelevare elementi, inquadrati con acutezza di ricerca e sobrietà di costruzione d'indagine. Andar per mostre, catturando impressioni nei volti e nelle parole, per poter meglio assaporare poi il silenzio della visione: questo è uno dei tratti distintivi della scrittrice. Studiosa e sempre attenta alle tematiche attuali, partendo dalla considerazione delle opere d'arte e dei loro autori, ci trascina attraverso un'affascinante indagine del complicato rapporto tra l'intellettuale e la realtà circostante. Viaggiando nel mondo dell'arte visiva, anche le sue idee si traducono in immagini che si incastonano tra di loro, concentrandosi talora nella fulmineità di un'annotazione perentoria, che si lega alla successiva attraverso un improvviso scarto del pensiero, con un effetto di estrema compattezza. E tutta questa galleria che Victoria Dragone ci presenta non aspira a cristallizzarsi in una sorta di museo del sentimento, ma è intreccio vivo di sensazioni che pulsano in autentici affreschi, capaci di illustrare contorni fisionomici, caratteri e qualità anche con punte di inedita efficacia. Da Gianni Borta a Saturno Buttò, da Giorgio Celiberti a Sergio Favotto, da Rosanna Lodolo Gasparini a Matteo Massagrande, da Renato Paoluzzi a Gigi Trevisan, da Bernarda Visentini a Giuseppe Zigaina si precisano delle coordinate che imbrigliano uno spazio teso tra la rarefazione concettuale dell'arte e la musicalità intensa della poesia, in cui la prosa di Victoria Dragone — lontana dai tecnicismi di genere critico — viaggia dalla verità del sentito all'armonia del detto. Vale senz'altro a definire l'autrice quello che lei stessa ha scritto di Anna Maria Fanzutto: "detiene un particolare segreto: conosce l'alfabeto dell'intuito artistico e umano, celato nell'alchimia dell'anima." Ed è proprio nell'anima, cioè nell'essenza delle opere e delle persone che Victoria tende un filo sottile della conoscenza, aprendo varchi inaspettati per chi si accinga ad approfondire alcuni aspetti della sostanza umana e artistica di persone che nell'ufficialità appaiono talora misteriosi o distanti dalla loro realtà più interna e più vera."

 

Enzo Santese - introduzione "L'Anima del Dipinto 2" - 2012