"La "Luna rossa" nel cielo poetico di Víctoría Dragone e Adriana Pinosanu.
Colloquiare con la luna è sempre stato un topos letterario, tanto seducente quanto l'astro diviene interlocutore privilegiato di chi nel silenzio della notte ascolta il respiro della natura e guarda in se stesso, per scoprire le resistenze tenaci nascoste nelle pieghe dell'essere; Giacomo Leopardi nel colloquio-confessione con il corpo celeste ne fa occasione per un monologo innervato dalla "ricordanza", dal prelievo memoriale di un passato anche doloroso. Invece in questo libro, intitolato emblematicamente Luna rossa, Víctoría Dragone con i suoi versi e Adriana Pinosanu, con la fotografia creano un'avvincente simbiosi di vibrazioni emotive, correnti sentimentali, momenti analitici che danno alle pagine il movimento armonico dí una bella composizione di motivi, capaci di illuminare aspetti interni (stati d'animo) ed esterni (elementi del mondo fisico) dell'esistenza.

La parola e l'immagine innescano un meccanismo dialettico che non esaurisce la carica significante nella loro frontalítà - í versi a sinistra, le foto a destra - ma la protendono idealmente ín un invito al lettore che, sulla base di quanto legge e vede, può figurarsi un percorso fantastico che ha come base di decollo proprio la poesia e la fotografia. Nella circostanza le due autrici mostrano una stretta ed efficace sintonia tanto che nella pagina sí supportano a vicenda, si amplificano, si completano in maniera affascinante. La genesi dell'opera poggia su un avvio determinato dagli scatti di Adriana Pínosanu, da tempo impegnata a dar corpo alla sua vocazione artistica legata alla macchina fotografica. Nella sua ricerca ha fatto registrare rilevanti passi in avanti facendo di ogni istantanea la cassa di risonanza della propria interiorità, sommossa di volta in volta da differenti stati d'animo, da umori diversi, da slanci fantastici proiettati in ogni direzione, nella classicità del mito, nell'attualità dei sentimenti, nella prospettiva di una poetica che congiunge tempi e spazi in una dimensione immaginaria e, a volte, visionaria. E anche quando la tensione modificatrice della foto si realizza in esiti che la distanziano dalla forma di partenza, Pinosanu sa mantenerne la fragranza dell'originale, su cui interviene esaltando elementi del paesaggio, accendendo un'ulteriore luminosità, inserendo a posteriori elementi anche incongrui, che parlano di un intendimento simbolico spinto oltre il mero dato narrativo e innestato invece in un'atmosfera straniante e poetica. Delle quattro sezioni del libro la prima è dominata dal rosso anche quando altri colori sono all'apparenza prevalenti; la matrice figurale si accende di incandescenze create sull'immagine, che a volte l'effetto mosso sospinge verso effetti astrattízzanti. Nella seconda le "maschere" danzano nel teatro del quotidiano e mostrano l'ambiguità insita nel nascondimento che è diaframma tra l'interno e l'esterno, schermo difensivo dalle incursioni della curiosità, comodo riparo dalle paure del contemporaneo. Nella terza sezione il carico simbolico delle "fate" si accentua con rilievi scenografici dove il colore e la combinazione figurale negli accostamenti assumono un ruolo trainante. Nell'ultima parte la tensione costruttiva dell'immagine si acquieta nella visione di paesaggi o dettagli del reale, sospesi ín atmosfere dí magico silenzio. A questo repertorio di fotografie Victoria Dragone risponde con l'originalità che le è propria, con l'incisività dei pensiero mostrata in tante opere precedenti. L'autrice sfugge con eleganza al rischio di una mera parafrasi oppure di uno scontato supporto didascalico e assume gli spunti di Adríana Pinosanu come scintille d'innesco per altrettante orbite di pensiero, lungo le quali dissemina le tracce del suo mondo interiore. Così sfilano di fronte all'occhio del lettore (sì, perché è marcata la qualità immaginifica della poesia e chi legge è portato a "vedere" una serie infinita di situazioni correlate) un cumulo di riflessioni che riguardano il mondo personale dell'individuo: per esempio, l'affetto per gli altri, l'eccessivo amore di sé (Il tuo narcísismo avanza, ...), lo sdoppiamento della personalità (Maschera d'alter ego sottomessa al tradimento), il problema del tempo (Non voglio guardare indietro), la necessità imposta dalle regole sociali di essere molteplici (Vetrate sfaccettate sdoppiano all'infinito).

La poesia scorre limpida nelle sue strutture portanti modulando i toni con straordinaria varietà d'espressioni, dal livello colloquiale e sommesso ai ritmi sostenuti di una classicità attenta atta rotondità della forma, ma ancor di più alta sostanza del contenuto, in una serie di immagini che creano nel lettore la sensazione di essere attratto in situazioni credibili anche là dove la pura rarefazione del pensiero dà l'illusione di ambiti metafisici.

Conoscitrice del mondo, delle sue delizie e delle sue sofferenze, Victoria Dragone parte dai suggerimenti delle fotografie dí Adriana Pínosanu e, per ognuna di esse, concepisce e realizza un víaggio intellettuale e sentimentale "in compagnia" del lettore che, quindi, è invitato ad affidarsí pienamente a un tragitto attraverso le bellezze della natura, le seduzioní dei passato evocato anche mediante la citazione mitologíca, le trappole della contemporaneità, lo spessore di una forte speranza nella prospettiva futura. In tal modo la "Luna rossa" diventa il segnale indicatore di un'energia che arriva fino a noi, se abbiamo la prontezza di coglierla nell'auspicio delle parole e delle immagini combinate insieme in un puzzle dell'anima da due autrici che fanno emergere senza veli gran parte del loro personale microcosmo."

 

Enzo Santese - prefazione "Luna rossa" - 2016