"L'attitudine a "frugare nei cassetti della memoria" sospinge Victoria Dragone a un viaggio metaforico assieme a Matteo Massagrande, a ritroso nei tempi dell'adolescenza e della giovinezza per isolare luoghi, atmosfere e oggetti che sopravvivono nel ricordo come legame profondo tra ieri e oggi. Entrambi gli autori incrociano i loro sguardi, affidati alla registrazione della parola e dell'immagine, verso una prospettiva nella quale insorgono segnali che annodano il passato al presente in un bel "sodalizio", generoso di spunti e ricco di suggestioni. È per questo che la memoria è il combustibile necessario a un'avventura della mente e del cuore che consente ai due autori di duettare in un'opera che al lettore esibisce il fascino dell'autenticità del sentire, unita alla vibrazione sottile dell'intelletto. E la condizione più favorevole per un proficuo itinerario retrospettivo è il silenzio, dimensione dove affondano le proprie radici la scrittura di Victoria Dragone e la pittura di Matteo Massagrande. Il libro rivela come le due espressioni non siano una gregaria dell'altra, ma incarnino una seducente duplicità: tutte e due sono autonome nel ritagliare la personalità di chi le ha concepite e, nello stesso tempo, sanno combinarsi di pagina in pagina tra loro in una sintesi che diventa corpo significante unico. La varietà dei registri e degli affetti si situa in un diario la cui cifra di intimità è consegnata alla levità del racconto e alla marcata dolcezza dei toni. Victoria Dragone sviluppa il suo pensiero nella poesia (musicale anche quando si distende nei ritmi della prosa) aprendo delle "finestre" sulla storia personale attraverso l'indicazione di situazioni, luoghi e cose che giacciono nei sedimenti più segreti della sua coscienza. Quando indugia su qualche dettaglio (la polvere, l'aspetto rugginoso degli oggetti, "le crepe annerite delle piastrelle", i "vetri incorniciati da legni screpolati", "le maniglie d'ottone / corrose / da furtive dita") investito dal "ghigno del tempo", lo incornicia in un'aura capace di vivificare i significati sopiti nel ricordo e dí farci immaginare le diverse situazioni in cui in anni andati hanno espresso il loro ruolo o hanno decorato gli spazi di sensibilità di una casa. E Matteo Massagrande è maestro assoluto nel ritrarre i silenzi che avvolgono gli spazi, in cui la presenza umana è citata solo per allusione.

Il paesaggio ha una struttura pulsante tutta particolare, inserito com'è in un'accensione chiaroscurale, catturata in preciseregge solitamente su una ridotta gamma cromatica, eppur ricca di mille sollecitanti vibrazioni di superficie. La tecnica, innervata da straordinaria raffinatezza esecutiva, supporta un mondo poetico pervaso dal senso della fugacità del tempo, dallo stupore generato dalla semplicità delle cose e scandito, a tratti, dalla sequenza di interni che appaiono spogli senza essere desolati, perché un solo elemento, il motivo figurale del pavimento o una luce che piove su un tavolo, li anima con il sussurro leggero di una temperie lirica; a questa la pittura aggiunge le vibrazioni emesse dalla sostanza emotiva insita nella fisionomia degli oggetti e dei luoghi. Così brandelli di memoria molteplici si inanellano in una sequenza di "quadri" (scritti e dipinti) che sono autentiche emozioni offerte alla potenziale condivisione di chi legge. In tale affondo verticale nei recessi della memoria Victoria Dragone e Matteo Massagrande procedono all'unisono cogliendo una delle tante facce del mistero insito nella "visione", quella capacità che consente di figurarsi anche le situazioni che non si sono vissute direttamente in prima persona. Dopo aver sfogliato il libro, la sensazione è quella di aver compiuto un viaggio interiore dove gli ambienti sono il palcoscenico dei sogni e le cose il contorno fisionomico delle speranze proiettate nei presente, generoso di stimoli anche perché Poggia su quel passato con cui è necessario stringere un "sodalizio con la memoria" per assaporarne - a distanza d'anni - il gusto di una rivisitazione fatta di nostalgia del bello, malinconia della perdita, slancio ottimistico nel tempo a venire. E i due autori lo fanno guardando dentro realtà richiamata alla mente in un'azione che produce umori antinomici, abbandono e incanto, dolente ripiegamento e scatto dell'orizzonte. vitalistico fisicità del reale e levità spirituale, limpidità del tratto e vaporosità."

 

Enzo Santese - prefazione "Sodalizio con la Memoria" - 2014