"Chi conosce la scienza sente che un pezzo di musica e di un albero hanno qualcosa in comune, l'una e l'altro sono creati da leggi egualmente logiche e semplici." Anton Cechov 1860-1904.

Per i versi di Victoria Dragone e le incisioni di Massimo Scifoni non si può fare una prefazione qualsiasi, ma provare ad anticipare al "lettore" sensazioni ed emozioni. Meraviglia come, leggendo la poesia, già si vede e si ammira, senza ancora sbirciarla a lato, l'incisione dell'artista che l'accompagna in questo percorso arboreo davvero entusiasmante: come nelle favole antiche, per entrare nel bel mondo di raffinata grafica e sinergica poesia, occorre trovare le "chiavi" che aprono il contenuto prezioso, proprio come nei forzieri di un tempo.

Gli "apriti-sesamo" sono proiezione ed evocazione.

La proiezione pare in verità la cifra reggente l'opera grafica di Massimo Scifoni, come trasferimento delle dirette sensazioni, diverse per origine e grado, indotte dalla contemplazione dei soggetti arborei considerati e tradotti nel segno artistico con potenza pregnante tale da trasmettere le emozioni suscitate in chi ha saputo accogliere e riproporle, quasi religiosamente, in un nuovo linguaggio, il tratto.

Si proietta così l'amore per un gigante buono, il rispetto profondo per una veneranda quercia, la pietas per un esemplare provato, la simpatia per un soggetto malinconico, la sensazione di pace e le differenti vibrazioni trasmesse dai nostri "fratelli verdi" e recepite da chi sa parlare con loro e soprattutto ascoltarli. Il tratto diviene allora graffio, linea-curva, effetto-punto: se si può dire "canto e parola" affettuosa.

In chi ha avuto l'esperienza di un bosco di montagna velata di nebbia invernale e lo rammenta, può riaffiorare il ricordo della Ballata goethiana dell'ERLKONIG nel "Re degli ontani", con la sua tragica cavalcata tra nebbia e boschi che il disegno e la poesia vividamente richiamano.

La seconda chiave di lettura dell'opera, l'evocazione, appartiene tutta a Victoria Dragone. davvero mirabile la capacità che ha, in parallelo alle immagini, di esprimere con fantasie oniriche ricche di simboli e significati, sentimenti lirici dei quali si percepisce l'urgenza a manifestarli come accade a quelle piante apparentemente dormienti ed aride come la Rosa di Gerico che con l'umidità sviluppano verde e grande vitalità. Così sembra proprio che in presenza delle singole incisioni in modo vario e per ciascuna si scateni nella poetessa una esigenza improrogabile di esprimere le proprie sensazioni, il suo mondo interiore e donarli a chi legge. Accade allora, come in uno specchio, che ad ogni albero magistralmente disegnato dallo Scifoni, corrisponda, come eco letteraria, una composizione poetica della scrittrice.

È un gioco bello e gradevole come se, sfogliando le cartelle, si instaurasse un dialogo, una conversazione con i soggetti riprodotti, richiedendo magari ad un "essere" secolare il segreto della sua saggezza, notizie sulla nascita e giovinezza, contemplando sulla riva di un fiume l'intreccio dei rami, il tremolio delle foglie che ci cullano con il loro stormire, emanando profumi balsamici ai piedi di un cedro protettivo. D'incanto il progetto geniale dei due coautori si realizza, i versi sposano le immagini come note sul pentagramma che si rincorrono creando magiche sinfonie agresti di grande suggestione.

È un libro che piacerà ai piccoli e ai grandi perché niente come un albero e una composizione poetica fa spaziare l'anima nell'infinito azzurro."

 

Elvira Menichini Trinchieri - Introduzione "Alberi" - 2007