"Bastano i titoli delle trenta schegge liriche di Victoria Dragone a dichiarare l'unita' tematico-emotiva di questa silloge: sono altrettanti lemmi del lessico d'un discorso amoroso sospeso tra epifanie ed evanescenze, tra attese e rimandi, sotto il segno dell'incompiutezza e, alla fine, della solitudine, ultimo approdo dell'impermanenza dei sogni e degli incontri.

Dissolventisi, sogni ed incontri, gli uni negli altri; appartenenti, si direbbe, sempre ad altro tempo, passato o a venire. Similmente gli abbracci, gli amplessi, fremono di franca sensualita' ma anche del senso della caduta: l'anima conosce strapiombi abissi inferni dai quali sogna salvezza di voli.

Sono molti i segnali della negazione in queste poesie - lontananza, assenza, oblio, perdita - solo in parte compensati dagli attimi, sempre fugaci, d'incontro e di gioia.

Puo' accadere l'immediato riconoscimento di affinita' profonde (Rivelazione), si puo' giungere all'Identificazione con l'altro, ma il suo mistero s'arrende all'Incompiutezza del dire; meglio allora Indugiare in attesa del canto notturno dell'usignolo che viene balsamo sulle ferite del giorno, meglio Rimandare e custodire la gioia, ad appassire accanto alla tristezza, nel vaso di Pandora, meglio smarrirsi nel labirinto dell'oblio (Addio).

La malinconia che percorre gran parte della raccolta non ha pero' il sapore salato del compianto; l'ultima immagine sublima la Solitudine in una sorta di catarsi, di comunione panica:
pietrificato cio' che e' stato, si sente la poetessa vicina al volo chiaro / alle frecce di luna / che sciolgono la mia veste umana / in una macchia d'oro.

Poesia intima ma non narcisistica, che conosce momenti di particolare intensita' in alcune liriche, come La tua anima amata ed Ecce Homo, la prima che compendia i sentimenti nel la doppia dissolvenza di sogno / realta' e passato /presente, la, seconda che li dilata in una serie di antinomie evocando la morte del Cristo. E ancora, in Abbaglio la contemplazione del firmamento assume toni solenni nell'uso di termini e immagini misticheggianti: estasi; abissali cascate / di notturni silenzi; frecce gelate / che penetrano senza toccare.

Come la precedente raccolta Alfieri, anche Schegge e' opera a quattro mani: alle liriche della Dragone, appassionata e valente critica delle arti figurative, si affiancano le immagini dell'artista Angela Micheli, vera e propria coautrice del libro.

Figure accomunate ai testi poetici, così mi pare, da uno stile sintetico che, nel tratto deciso ma segmentato, vuole emanciparsi dagli stereotipi della raffigurazione, conservando il mistero dei corpi affidati al silenzio degli spazi da cui paiono emergere e ancora essere compenetrati. Essenzialita' ideogrammatica, dagli esiti più suggestivi nelle coppie abbracciate che sembrano l'equivalente visivo degli amplessi che la poetessa sospende ancipiti tra eros e sogno, e nell'esibita femminilita', l’ "origine del mondo" celebrata da Victoria Dragone in Fecondita' nel ricordo di Courbet."

 

Mario Turello - Introduzione "Schegge" - 2009